Efficienza economica e Covid-19

Covid-19 efficienza economica e lungo periodo

La profonda recessione che si sta manifestando nelle economie globali, a causa del Coronavirus, ha effetti estremamente rapidi, quasi istantanei e con altrettante conseguenze. Diventa quindi importante, rivedere alcuni concetti che vanno dal mercato come valore alla concorrenza perfetta. Suddetti meccanismi andranno declinati nelle varie distinte situazioni che potranno presentarsi. Nessuno pensa che veramente alla riapertura, si assisterà ad una nuova ondata di acquisti e che con l’intervento dello Stato tutto si risolverà.

Il concetto di efficienza economica, prevede che i profitti delle aziende siano pari a zero quando il mercato opera in regime di concorrenza perfetta. In tale situazione, le scorte di mercato non esistono, poiché la produzione avviene in termini di just in time (Il just in time (spesso abbreviato in JIT), espressione inglese che significa “appena in tempo”, è una filosofia industriale che ha invertito il “vecchio metodo” di produrre prodotti finiti per il magazzino in attesa di essere venduti (detto logica push) passando alla logica pull secondo cui occorre produrre solo ciò che è stato già venduto o che si prevede di vendere in tempi brevi. (fonte Wikipedia)). Ebbene il concetto di efficienza economica dovrebbe essere declinato, non solo nel breve periodo ed in condizioni di normalità, ma anche sul lungo periodo ed in situazioni non normali. Questo al fine di migliorare la concorrenza sui mercati.

La concorrenza perfetta va, appunto, rivista in termini di lungo periodo. Oggi assistiamo a politiche dei governi che sono cadenziate sull’incalzare delle elezioni. Per cui le scelte sono condizionate dagli interessi di gruppi specifici di elettori che prevalgono sull’interesse generale. Ma oggi la declinazione delle scelte di politica vanno ridefinite. Infatti, il mondo occidentale non è abituato a gestire shock economici, come quelli dettati dal Covid-9. L’ultima situazione di tale portata è stata vista fra il 1918 e 1920 con l’influenza spagnola. Diventa quindi ora importante non più basarsi sulle decisioni di breve periodo, ma agire in un’ottica di lungo periodo. Con decisioni appunto, che soddisfino una progressiva costruzione di economie che possano reggere alla prova del lungo periodo. Solo così si potrà continuare ad avere mercati che creano valore nel tempo.

Le politiche di intervento della spesa pubblica devono seguire la bussola del lungo periodo e non del breve, come si è sinora fatto.

Il vero problema della spesa pubblica non è la quantità spesa ma la qualità. Assume inoltre grande importanza il confronto tra qualità della spesa pubblica e rapporti fra economia e società. Così gli Stati con una spesa pubblica efficiente, tenderanno ad occuparsi dei rischi finanziari generalizzati, predisponendo soluzioni che valgono per tutti, quali la sanità (il rischio di ammalarsi) o quali la disoccupazione (il rischio di perdere il posto di lavoro). Ebbene tali soluzioni valgono quando non sono troppo segmentate ed sono indirizzate a tutti e non inseguono gli interessi di un gruppo sociale ben specifico, una lobby appunto.

Intervista a Vito Tanzi, classe 1935, direttore del dipartimento affari sociali del Fondo Monetario Internazionale dal 1981 al 2000.
Tratto da IlSole24Ore del 10 maggio 2020

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