PECHINO LA SUPREMAZIA STRATEGICA SULLE TERRE RARE E’ DESTINATA A DURARE

PECHINO LA SUPREMAZIA STRATEGICA SULLE TERRE RARE E’ DESTINATA A DURARE

Materie prime. Presi singolarmente, i nomi di questi 17 elementi della tavola periodica restano sconosciuti ai più. Eppure le loro proprietà li rendono indispensabili per la produzione di cellulari, aerei, turbine eoliche e molto altro.

Se prendiamo in considerazione l’F35 ovvero il caccia da combattimento dell’aviazione e della marina americane, dal valore che oscilla tra gli ottanta e i cento milioni di dollari, al suo interno possiede 417 chili di terre rare. Ebbene la supremazia nella produzione delle terre rare è posseduta dalla Cina.

Il tutto ha inizio circa 30 anni fa quando Deng Xiaoping pronuncia la famosa frase: “Il Medio Oriente ha il petrolio, la Cina ha le terre rare”.

Ma cosa sono le terre rare?
Sono 17 elementi della tavola periodica, sconosciuti ai più, rispettivamente:
Ittrio, Scandio, Lantanio, Cerio, Praseodimio, Neodimio, Promezio, Europio, Gadolinio, Terbio, Disprosio, Olmio, Erbio, Tulio, Itterbio e Lutezio.

Ma cosa hanno di così importante suddette terre rare?
Tutto dipende dal verso che ha preso la moderna manifattura, oggi sempre più caratterizzata dalla presenza di componenti elettronici, per cui ogni dispositivo che utilizziamo oggi è un dispositivo intelligente.
Sono in particolare tre i segmenti della manifattura dove le terre rare sono fondamentali, rispettivamente:
– i prodotti di largo consumo, quali: telefoni cellulari, computer, televisori, elettrodomestici.
– i prodotti dell’industria di frontiera tecnologica estrema, quali: aerospazio, armi, aviazione, cyber war.
– i prodotti ecologici, quali: auto elettriche, pannelli fotovoltaici, turbine eoliche.
Chi oggi possiede le terre rare, potenzialmente esercita un’influenza profonda e silenziosa sul mondo che conosciamo e come ancora non lo conosciamo.

Ma vediamo un po’ di numeri. La Cina attualmente nel suo sottosuolo detiene il 37% di terre rare mondiali. Il Vietnam ed il Brasile detengono il 18% e la Russia il 15%.

Tale supremazia posseduta dalla Cina è stata dettata da un preciso disegno portato avanti ormai da 30 anni.

Ma vediamo perché si chiamano terre rare.
Tale denominazione deriva dal fatto che non esistono singolarmente in natura ma vanno estratte da altri minerali con i quali sono mescolate. Per la cui estrazione servono elevate quantità di energia, il minerale va trasformato usando acidi e i residui di produzione sono altamente inquinanti.
La Cina negli anni ha sfruttato la propria politica industriale fortemente autocratica e dirigista sostenendo costi bassissimi, ma soprattutto minimizzando il proprio interesse sugli effetti collaterali di impatto sull’ambiente.
Nella regione cinese della Mongolia interna è presente la miniera di ferro di Bayan Obo, che è una miniera di ferro ma di fatto è una miniera di produzione di terre rare che vengono appunto estratte dal ferro.
In particolare la Cina negli ultimi trent’anni è riuscita a produrre il 60% delle terre rare che soddisfano il fabbisogno mondiale di terre rare. Ma non si è fermata a questo, infatti, acquisendo i diritti esclusivi di estrazione con accordi siglati con, Kenya e Repubblica democratica del Congo, è riuscita ad ottenere il primato di lavorazione, raffinazione e pre-industrializzazione di circa l’80% delle terre rare del mondo. Tanto è vero che oggi l’80% importato dai sistemi industriali d’Europa e Stati Uniti provengono dalla Cina.

Ma non è finito, perché se calcoliamo le prime 20 università di ingegneria mineraria al mondo, di queste ben 9 sono cinesi e nessuna americana.

Pertanto tirando le somme, la Cina, possiede gran parte delle terre rare nel proprio paese, le quali vanno ad aggiungersi quelle in Africa, ed inoltre sta avanzando a poco a poco verso l’alta formazione di specialisti e quadri nello sfruttamento minerario.

Attualmente Europa, Stati Uniti ed Australia si stanno muovendo in Africa per costruire partnership con Sudafrica, Madagascar, Malawi, Namibia, Tanzania, Zambia e Burundi. Ma non posseggono la determinazione brutale garantita da autocrazia monopartitica quale quella cinese, che si muove in questa direzione da ormai trent’anni.

Possiamo concludere con una frase di Deng Xiaoping: “non importa che il gatto sia bianco o nero, l’importante è che prenda il topo”.

TRATTO DA ILSOLE24ORE DEL 24/08/2022

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